• Francesca Cadeo

Passi nella distanza


Da una parte il caos, il disordine, l’imprevedibilità del contagio, nelle sue forme, manifestazioni e conseguenze, spazi a tratti vissuti tra protocolli, file e regole ferree dall’altra la spontaneità delle relazioni che ci spinge a ritornare prossimi, gli uni vicini agli altri.

La mascherina, il gel, la distanza e poi un bisogno estremo di respirare, di vedere oltre gli occhiali appannati, la sensazione di aver trasgredito e commesso qualcosa di reo per quella boccata d’aria oltre la barriera, l’esitazione nel muoversi verso l’altro senza spingersi oltre, quando l’immediatezza ti ha fatto già quasi stringere la mano. Posso? Non posso? Troppo vicino? Troppo distante?

Qual è la giusta distanza? E giusta per chi? Per che cosa? Se sotto il cielo, se tra pareti? Chi hai visto prima di me? Mi hai detto la verità? Mi posso fidare? Magari neppure tu la conosci...la verità..

E quello starnuto? forzarsi a trattenere spinte che premono nel corpo e lo portano ad emettere parole, passi, sguardi, respiri, gocce di acqua nasale, colpi di tosse per rischiararsi la voce, anche questi limitati,

una costrizione a trattenere tanto di sé, tutto quello che potrebbe tracimare e contagiare l’altro...come fossimo pericolose armi letali da disattivare.

Che fatica...

E se fosse proprio questa spinta propulsiva, quasi epidermica innata, a mettere qualcosa di me appena oltre il me,

il motore del nostro vivere, del nostro fronteggiare l’esistenza complessa e spaventosa nel suo ignoto disvelarsi?

Allora che fatica sarebbe continuare il viaggio, mentre si interpongono cangianti costrizioni sulla soglia: di qui non si passa se non dopo una rigida perlustrazione...solo se in regola tutti i documenti (quali ancora non si è capito , rettifiche su rettifiche) si passa... ma forse stremati e svuotati a quel punto, senza più voglia di portare fuori da sé granché....

Il confine, il muro, su noi stessi oggi lo viviamo concreto...ne abbiamo costruiti e distrutti nel nostro separarci odiarci ritrovarci unirci. Oggi ognuno di noi quasi consapevolmente si fa muro, lo fa impulsivamente a pezzi, apre varchi, modula il passaggio tra sé e l’altro...là fuori, ci pensa, ci lavora quotidianamente, si fa agire dalla paura, dalla rabbia...

bah..boh

continuiamo il viaggio ..goffamente...come è umanamente nostro fare...